Cocktail Martini, aneddoti e ricetta del leggendario pre-dinner

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“Agitato, non mescolato.”

La celebre frase di James Bond si riferisce al Cocktail Martini – il leggendario pre-dinner a base di gin e vermut dry.

Riconosciuto dall’ I.B.A. come “Dry Martini”, il drink non ammette errori: esige dal barista una sensibilità superiore, e dal bevitore l’idoneità a captare ogni iridescenza di gusto. L’alto tenore alcolico, inoltre, restituisce sensazioni decise, percezioni forti: non alla portata di tutti. 

L’invenzione del drink si deve ad un talentuoso barista italiano, Martini, che avrebbe omaggiato con l’omonimo cocktail John D. Rockefeller (imprenditore e filantropo statunitense), nel Knickerbocker Hotel di New York; forse ispirandosi al Martinez – miscela contenente gin e vermut -, forse assecondando eteree intuizioni.

Guarnire la miscela con un’oliva fu un’alzata d’ingegno dettata dalla necessità: finiti gli stuzzichini, il barman originario di Arma di Taggia dovette attingere dalla sua scorta personale di olive per guarnire il drink. Fu un sacrifico per cui ancora oggi rendiamo grazie. 

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Ingredienti:

  • 6 cl. di gin
  • 1 cl. di vermut dry
  • 1 oliva verde
  • 1 buccia di limone (alternativa all’oliva)

Preparazione:
Si pone del ghiaccio in una coppetta per raffreddarla. Si colma un mixing glass con ghiaccio, si versano il vermut e il gin, quindi si rimescola. Si getta il ghiaccio dalla coppetta e si versa il cocktail, filtrando. Si prende la scorza di limone e la si strizza sopra la superficie del cocktail, in modo che gli oli essenziali dell’agrume possano profumarlo. Alternativamente si guarnisce con un’oliva verde.

Articolo di Davide Ramaioli

Sex on the Beach, il cocktail fruttato più osé di sempre

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Un must che non delude, ma innamora.

Il Sex on the Beach è un long drink riconosciuto ufficialmente dalla I.B.A (International Bartenders Association). Gusto asciutto, preparazione accessibile ai più, risultati garantiti esclusivamente a quanti si servono di materie prime di indiscussa qualità. Ottimo a bordo piscina, in compagnia di amici e tacos con gamberi e avocado. 

Il cocktail costituisce la congiunzione di due tendenze: l’una propria della metà del secolo scorso, l’altra relativa agli anni Settanta. Ossia, il trionfo dei cocktail fruttati, dagli aromi freschi e leggeri, e l’impennata dell’uso della vodka, specialmente da parte dei consumatori americani.

Così, nel drink, a “fare l’amore” sono la vodka e i dolci sapori dei succhi fruttati; tuttavia il nome Sex on the Beach non si deve all’empatia erotica degli ingredienti…

“Sesso sulla Spiaggia” è  il salace nome proposto dal barman Ted Pizio per il suo cocktail,  in occasione del concorso – tenutosi nel 1987 a Fort Lauderdale – volto a sponsorizzare il peach schnapp (un liquore di pesche). Ted, per l’evento, presentò un drink a base di peach schnapp, vodka, succo di arancia e di cranberry e lo battezzò con l’unico nome capace di conciliare le due ragioni che spingevano i giovani a recarsi in Florida: la spiaggia e il sesso. Così i moralismi furono sbaragliati e il Sex on the Beach fece il suo esordio. Ancora oggi riscuote un inarrestabile successo, affermandosi come un must che non delude, ma innamora. 

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Ingredienti:

  • 4 cl. di vodka
  • 2 cl. di peach schnapp (liquore di pesche)
  • 4 cl. di succo di arancia
  • 4 cl. di succo di cranberry

Preparazione
Si agitano la vodka, il peach schnapp e il succo di arancia in uno shaker, quindi si versa il preparato in un tumbler alto precedentemente riempito di ghiaccio. In seguito si aggiunge, senza mescolare (altrimenti si screzierebbe il cocktail), il succo di cranberry.  Infine si guarnisce con una cannuccia e uno spicchio d’arancia.

Articolo di Davide Ramaioli

Il Mojito si presenta: aneddoti e ricetta del cocktail cubano

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Il Mojito è un long drink cubano a base di rum bianco, foglioline di menta, zucchero di canna bianco, succo di lime e soda. Miscela intramontabile, icona di freschezza, di contrasti decisi, e soprattutto di successo. Il culto dell’aperitivo lo esige come protagonista, specialmente d’estate, in compagnia di finger food di mare.                                                                                                         

L’origine del Mojito è da ricercarsi nel lontano XVI secolo; solo allora, infatti, il famoso pirata inglese Sir Francis Drake inventò un drink a base di aguardiente (rum grezzo, non invecchiato), lime, acqua, zucchero di canna bianco e hierbabuena (menta selvatica cubana). Fu la società Bacardi, nella metà del 1800, a rendere celebre e popolare il cocktail (con qualche modifica, s’intende), che comunque raggiungerà l’auge della notorietà solo nel XX secolo. 

Le scuole di pensiero si dividono riguardo l’origine del nome: alcuni ritengono che il termine “Mojito” derivi dalla parola “mojo”, un condimento tipico della cucina cubana a base di aglio e agrumi, usato per marinare. Altri, invece, reputano che il cocktail abbia ereditato il nome dalla parola spagnola “moyadito”, che significa “umido”. Un’ultima supposizione vede l’etimologia provenire dal termine “vudù moyo”, che significa “incantesimo”.
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Ingredienti:

  • 4 cl. di rum bianco
  • 3 cl. di succo di lime fresco
  • 6 rametti di menta (meglio se hierbabuena)
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna bianco
  • Soda o acqua gasata

Preparazione:
In un tumbler alto si inseriscono zucchero, succo di lime, rum e menta. Si amalgama premendo con grazia le foglioline di menta e si aggiungono cubetti di ghiaccio (non tritati, altrimenti il drink s’annacquerebbe) e soda. Per finire si decora con il rametto di menta rimanente.

Articolo di Davide Ramaioli