Le Ravitò, il ciclo-bistrot bolognese da provare per un intervallo gourmet

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Ravitò è una parola francese che nel gergo ciclistico significa “ristoro” e indica quel momento, in una corsa di biciclette, in cui viene consegnato ai corridori la musette, ovvero il sacchetto con cibo e bevande. Lo stesso gustoso intervallo ci si può concedere a Le Ravitò, il primo ciclo-bistrot bolognese, ideato da Andrea Paracchini.

-L’idea mi è venuta perché per quasi dieci anni ho vissuto a Parigi e girando l’Europa per turismo o lavoro ho visto molti di quelli che ormai sono comunemente chiamati bike-café. Si tratta per lo più di realtà specializzate nella caffetteria ma quando ho pensato a come declinare il concept nel contesto bolognese, mi sono detto che il modello del bistrot – un bar che offre anche ristorazione – sarebbe stato quello più indicato.

Cosa distingue Le Ravitò? Qual è il vostro ingrediente segreto?
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A Le Ravitò  tutto è speciale, inatteso, sorprendente. E non parlo solo del fatto che si pranza o si prende l’aperitivo circondati da splendide biciclette. Intendo dire che anche il prodotto più “ordinario” da noi ha una storia da raccontare. Prendiamo lo spritz: noi lo facciamo con prosecco biologico e un bitter, “Il Specialino” che è prodotto da una piccola distilleria artigianale trentina secondo un’antica ricetta del 1909. Oppure la mortadella: cosa può avere di speciale una mortadella? La nostra è l’unica biologica prodotta artigianalmente a Bologna! E vi assicuro che è così per ogni prodotto, persino per l’acqua! proprio per questo ci consideriamo più guide turistiche di un viaggio alla scoperta di eccellenze artigianali che baristi o ristoratori.  

Il menù ideale?
In questo momento il pranzo ideale a Le Ravitò comincia con un taglierino “Milano-Sanremo” con salumi, formaggi, crostini assortiti e una coppetta di olive taggiasche di Albenga, continua con una zuppa di farro o un risottino al radicchio rosso e si chiude con un tris di mini-babà su nuvola di panna. Il tutto annaffiato da una bottiglia di Dogliani piemontese o da un paio di bicchieri di birra artigianale belga. E poi ovviamente un caffè equosolidale seguito da uno fra i nostri digestivi artigianali della penisola sorrentina, una grappa trentina o l’amaro Amara, a base di arancia rossa siciliana.

Il piatto “cavallo di battaglia” di  Le Ravitò? La ricetta per cucinarlo a casa propria?
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La forza dei nostri piatti sta tutta nei loro ingredienti: senza quelli ogni imitazione non sarebbe all’altezza. Qualcosa che però potete provare a fare a casa c’è: i nostri dolcini freschi a base di yogurt. Vi basta sbriciolare un biscotto friabile in un bicchiere cilindrico, aggiungere un po’ di  yogurt biologico bianco o alla vaniglia (noi ne usiamo uno trentino, con l’aggiunta di un ingrediente segreto che ovviamente non vi posso svelare) e infine coprire con un topping a scelta tra scaglie di cioccolato modicano (il nostro è bio ed equosolidale), muesli o caffé espresso leggermente zuccherato.  

Le Ravitò è il locale è giusto per…
A volte dico che Le Ravitò è un avamposto di consumo critico nel cuore della movida Bolognese. Ma per “critico” intendo solamente che da noi si trovano bene tutte le persone che amano il cibo buono, bello e solidale. E se poi sono anche patiti di biciclette, allora tanto meglio: non soltanto potranno rifarsi gli occhi attendendo il loro piatto o sorseggiando un cocktail, ma potranno pure parcheggiare il loro mezzo al sicuro dentro al locale.  

Un aneddoto divertente?
Dovete sapere che molti dei bolognesi che entrano all’inizio sono un po’ straniti: pensano che siamo un negozio di bici e non si capacitano che da noi si possa anche mangiare. Beh, figuratevi che ci sono molti turisti stranieri che, vedendo da fuori la nostra frigo vetrina, entrano a chiedere una fetta di formaggio, un etto di prosciutto o due panini, come fossimo una gastronomia! Temo il giorno in cui ci chiederanno se i nostri divani in pallet sono in vendita…ah no, è già successo pure quello!

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