Manhattan, aneddoti e ricetta del cocktail più glamour di sempre

Manhattan-cocktail-ricetta-aperitiviecene

“… Ma dottore, io mangio un sacco di frutta. Metto sempre tre ciliegine in ogni Manhattan!” (Martin Short)

Il Manhattan è un cocktail a base di whisky, vermouth rosso e angostura, solitamente servito come aperitivo. Forse per le ciliegine tentatrici, forse per il colore passionale e la dolce saporosità, il Manhattan è un’ icona glamour dal fascino indiscusso, capace di donare a chiunque lo abbia tra le mani un tocco di charme. 
Il drink richiede abbinamenti sfiziosi e intriganti, quali bocconcini di agnello in crosta di erbe oppure olive nere al forno. In alternativa, anche con un filetto alla griglia con salsa al whisky e funghi si avrebbe un ottimo sposalizio.

La leggenda narra che nel 1870 — presso il Manhattan Club di New York, durante un ricevimento in onore del candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Samuel J.Tilden— venne servito un nuovo cocktail, ideato eccezionalmente dal Dott. Iain Marshall. Il drink fu battezzato Manhattan e in breve tempo, dopo che la nobiltà ne promosse la diffusione, anche l’Europa poté apprezzarlo.

Il Manhattan compare nella serie tv Sex and the city — voluttuosamente sorseggiato dalle quattro protagoniste —, in Will e Grace — altra serie tv degli Stati Uniti —, e nei Simpson, in un episodio che vede Bart improvvisarsi barman.
Sul grande schermo è citato ne Il colore dei soldi di Scorsese e in A qualcuno piace caldo con Marylin Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis, in cui viene usato del Bourbon anziché del Whisky.

Ingredienti

  • 5 cl di Rye Whiskey
  • 2 cl di Vermouth rosso
  • 1 goccia di Angostura

Preparazione
Si miscelano tutti gli ingredienti in un mixing glass già riempito con cubetti di ghiaccio. Quindi si versa il preparato in una coppa da cocktail già raffreddata e si guarnisce con una ciliegina da cocktail.

Articolo di Davide Ramaioli

Whiskey Sour, aneddoti e ricetta dell’inconfondibile pre-dinner statunitense

Whiskey-Sour-cocktail-aperitiviecene

Il Whiskey Sour è un cocktail pre-dinner a base di Bourbon Whiskey, succo di limone e zucchero. Il drink è considerato un prodotto tipico statunitense; il Bourbon, d’altronde, è la più pregiata versione americana del whiskey, distillato esclusivamente in sei Stati Americani —Kentucky, California, Illinois, Pennsylvania, Indiana e Georgia —, che devono attenersi ai rigorosi parametri sanciti dalla Federal Standard of Identity for Bourbon.
Il sapore del cocktail è nitido: all’aromatico sentore del whiskey è sapientemente affiancata l’acre freschezza del limone.
Ottimo come aperitivo, ma anche nel dopocena, soprattutto nei mesi estivi. Si consiglia di abbinare piatti sostanziosi, vegetariani o affumicati; nello specifico, salmone in salsa teryiaki, polpette di pesce, braciola di vitello con salsa ai peperoni, maialino in agrodolce.

L’ideazione del cocktail risale al 1872, ed è attribuita a Elliot Subb; costui, difatti — secondo una storia edita nel 1962 dalla Universidad de Cuyo, in Argentina, e citata da un quotidiano peruviano, El Comercio De Iquique — sbarcando nella città di Iquique, miscelò il whiskey con il più caratteristico prodotto locale, il limon de pica. Per altri la ricetta è da attribuirsi a Jerry Thomas, che la incluse nel 1862 nel suo libro “The Bartender’s Guide” chiamandolo Sour.

Ingredienti
• 4,5 cl (1,5 oz) di Bourbon Whiskey
• 3 cl (1 oz) di succo di limone
• 1,5 cl (0,5 oz) di sciroppo zucchero semplice
• 1 ciliegia maraschino
• Mezza fettina d’arancia

Preparazione
Si versano in uno shaker il succo di limone, lo sciroppo di zucchero e il Bourbon Whiskey. Si agita energicamente. Si riempie lo shaker con del ghiaccio, e si agita di nuovo. Quindi, si versa il preparato in un bicchiere old fashioned colmo di ghiaccio. É possibile guarnire con mezza fettina d’arancia e una ciliegia al maraschino. Si serve senza cannuccia.

Articolo di Davide Ramaioli

Tequila Sunrise, quando è l’alba del deserto a ispirare un cocktail

tequila-sunrise-aperitviecene

Il Tequila Sunrise — in italiano, “Sole Nascente” — è un long drink a base di tequila bianca, sciroppo d’arancia e sciroppo di granatina. Dissetante e rinfrescante, idealmente estivo, il cocktail suole essere servito come drink di benvenuto nelle località turistiche dei paesi caraibici. Il crepuscolo mattutino, nel momento che segue l’imporporasi del cielo e precede il trionfo del sole, è sapientemente ricreato nei colori del Tequila Sunrise: rosso vivo in un primo strato, d’oro al centro e biondo raggiante in superficie.
Assolutamente da non perdere con: pasta ai quattro formaggi, cheesburger gourmet o shis kebab di agnello.

Arizona settentrionale, fine degli anni ’30. Un turista, ormai di ritorno dal suo viaggio, si presenta all’Arizona Biltmore Hotel assetato, e ancora estasiato da un’esperienza pervasiva: l’alba del deserto, il luminoso profilarsi del Grand Canyon. Così, Gene Sulit, il barista dell’albergo, ispirato dal racconto del cliente, dà vita a una prima versione del Tequila Sunrise, contenente tequila, soda, succo di lime e crème de cassis.
La paternità della ricetta odierna, però, appartiene al giovane barista del ristorante Trident di Sausalito, Robert Lozoff. Questi, insieme al collega Billy Race, modificò il Tequila Sunrise di Sulit sostituendo il lime con il sweet’n’sour e aggiungendo del succo d’arancia. Il successo fu immediato, e sopperire alla grande richiesta divenne un problema: occorse semplificare la ricetta per velocizzare i tempi di preparazione. Nacque allora il vero Tequila Sunrise, nella forma che conosciamo e apprezziamo oggi.

Ingredienti
• 4,5 cl. di tequila
• 9 cl. di succo di arancia
• 1,5 cl. di granatina

Preparazione
Si versano la tequila e il succo d’arancia in un bicchiere Hurricane colmo di ghiaccio in cubetti. Si mescola, quindi si incorpora lo sciroppo di granatina secondo il metodo build, dimodoché la granatina si depositi sul fondo impreziosendo il preparato con l’effetto sunrise. Si guarnisce con una fetta d’arancia e una ciliegina candita.

Articolo di Davide Ramaioli

Piña Colada, aneddoti e ricetta del cocktail ufficiale di Porto Rico

pinacolada-cocktail-ananas-aperitiviecene

“La vita è una faccenda di equilibrio. Il bene e il male, gli alti e i bassi, la piña e la colada.”
(Ellen DeGeneres, tra le più amate comedian americane)

Il Piña Colada è un long drink a base di rum chiaro, crema di cocco e succo d’ananas fresco; dal 1978 è considerato il cocktail ufficiale di Porto Rico. Perché la miscela sia dissetante, dolce e saporosa occorre ananas fresco di prima scelta, e non un casuale succo commerciale. Il drink, d’altronde, si esprime al meglio delle sue potenzialità solo se ricavato da primizie, ponete quindi attenzione alla selezione degli ingredienti.

Una prima leggenda individua nel pirata Riccardo Cofresì l’ideatore della prima versione del Piña Colada. Costui, difatti, sul finire del ‘700, somministrò alla sua ciurma un preparato al rum e all’ananas.
Nel corso degli anni si hanno molti riferimenti a miscele simili, solo il Libro dei Cantineros di Hilario Alonso Sanchez del 1948, però, riporta per la prima volta il cocktail con il nome attuale. Poco più tardi, anche il New York Times, nell’edizione del 16 aprile 1950, come sigillando l’identità del drink, citerà il Piña Colada: «I cocktail delle Indie Occidentali variano dal famoso punch al rum della Martinica alla piña colada di Cuba (rum, ananas e latte di cocco). A Key West ci sono numerosi swizzles al lime e punch, e gli abitanti di Grenada usano noce moscata nei loro drink al rum.»

Ingredienti

  • Ananas 400g (150g pulito)
  • Rum bianco 30g
  • Latte di cocco 30g

Preparazione
Si versano gli ingredienti in un blender e si frulla per alcuni secondi; quindi si inserisce il preparato, senza filtrare, nell’highball o nel tumbler. Per finire, si decora con un ciuffo d’ananas o con una ciliegina al maraschino e due lunghe cannucce.

Articolo di Davide Ramaioli

Mai Tai, aneddoti e ricetta del cocktail polinesiano

mai-tai-cocktail-aperitiviecene

Il Mai Tai è un cocktail a base di rum, curacao e succo di lime.
Vigoroso e potente — per quanto posseduto da una dolcissima sinfonia fruttata —, il drink è associato alla cultura polinesiana. Un solo sorso, e sarete pervasi da energie tropicali, proiettati per azzurri orizzonti marini.

Il Trader Vic’s restaurant di Oakland (California), per taluni, è il solo e unico depositario della ricetta originale del Mai Tai, che risalirebbe al 1944. Per altri, invece, l’invenzione appartiene al locale rivale Don the Beachcomber, e risale al 1933.

“Maita’i” è una parola tahitiana che significa “buono”. Il nome del cocktail tuttavia è reso con due parole, ora unite da un trattino ora con l’iniziale maiuscola. Secondo Victor J. Bergeron del Trader Vic’s, il drink fu servito in onore della visita di alcuni amici provenienti da Tahiti. Una di loro, Carrie Guild, dopo averlo assaggiato esclamò “Maita’i roa ae!” (“molto buono”), da cui il nome.

Per il successo del Mai Tai, fu significativa la comparizione nel film Blue Hawaii, interpretato da Elvis Presley.

Ingredienti:
• 4 cl (8 parti) di rum bianco
• 2 cl (4 parti) di rum scuro
• 1,5 cl (3 parti) di orange curaçao
• 1,5 cl (3 parti) di sciroppo di orzata
• 1 cl (2 parti) di succo di lime fresco

Preparazione
Si agitano nello shaker tutti gli ingredienti e il ghiaccio, ma non il rum scuro. Si versa in un bicchiere Highball, e si aggiunge il rum scuro facendolo stratificare in superficie. Si guarnisce con un vivace ombrellino di carta.

Articolo di Davide Ramaioli

Grasshopper, quando sono le cavallette a ispirare un cocktail

grasshopper-ricetta-cocktail

Il Grasshopper è un after dinner composto da due liquori: crème de la menthe e crème de cacao, più la panna. Diffidate di quanti – beffardamente – lo identificano come un sorbetto o un frappé, poiché il Grasshopper è superiore: fresco, vellutato e verdolino, persuade educatamente i palati, offrendo un delicato e piacevole refrigerio. Il drink ama essere degustato da solo, senza concorrenti né accompagnatori.

Grasshopper, in inglese, significa cavalletta; ma non temete: il cocktail non è destinato a insettivori, né riserva sorprese inaspettate. Il nome è dato esclusivamente dalla fantasia del barman che lo ideò. Costui, osservando un prato popolato da questi animaletti saltellanti, si promise di dar vita a un drink altrettanto energico e della stessa colorazione degli insetti. 

Ingredienti

  • 3,0 cl di crema di menta verde
  • 3,0 cl di crema di cacao bianco
  • 3,0 cl di crema di latte

Preparazione
Si inseriscono gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Si agita energicamente per diversi secondi e si serve in una coppetta da
cocktail già raffreddata.

Articolo di Davide Ramaioli

Caipirinha, aneddoti e ricetta del cocktail brasiliano per antonomasia

caipirnha-cocktail-aperitivecene

Calcio, samba, foresta amazzonica e… Caipirinha! Sono questi gli emblemi “do Brasil”. L’ultimo in particolare, il cocktail brasiliano per antonomasia, possiede un nome rivelatore, che richiama i colori giallo e verde, quindi le spiagge soleggiate e la vegetazione caratteristica, la bandiera del Paese, la campagna. Il progenitore della Caipirinha, infatti, nasce in un contesto agreste, come rimedio naturale contro l’influenza. Inventato  dai contadini paulisti, era un tonico preparato con cachaca, lime, zucchero e miele. Negli anni Cinquanta la caipirinha cambia ancora, fino ad assumere la formula dei nostri giorni, e si diffonde con successo prima nei bar di Rio de Janeiro e San Paulo e posteriormente in tutto il mondo, entrando a far parte della lista ufficiale dei cocktail IBA.

Caipiroska, la variante più riuscita
I gruppi Smirnoff e Bacardi, non appena approdarono in Brasile, riconobbero il successo titanico riscosso dalla Caipirinha e, quindi, ne proposero una variante altrettanto deliziosa: la Capiroska. Una sola differenza: la vodka sostituisce la cachaca.

caipirinha-cocktail-preparazioneIngredienti:

  • 6 cl. di cachaca
  • Mezzo lime
  • Zucchero di canna (tre cucchiaini)
  • Ghiaccio tritato

Preparazione:
Si taglia il lime in quattro spicchi e si inseriscono con lo zucchero in un bicchiere old fashioned. Quindi si preme con il pestello la polpa del lime e si aggiunge il ghiaccio tritato. Un ultimo accorgimento: una fettina sottile sottile di lime sul bordo del bicchiere e due cannucce.

Articolo di Davide Ramaioli

Angelo Azzurro, un cocktail senza radici e senza tempo

angelo-azzurro-cocktail-aperitiviecene

L’Angelo Azzurro è un cocktail italiano a base di gin e liquori di agrumi. Consigliato a quanti desiderano spiccare il volo con stile (la gradazione alcolica è notevole, tocca il 19% Vol.). Si consiglia di abbinare il drink a una giacca bianca stile anni ’80 (un azzurro così non conosce accostamento più azzeccato). 

Ogni cocktail ha la sua storia, l’Angelo Azzurro no: le sue origini aleggiano nel mistero. Comunque sono molti quanti affermano che il drink sia una variante del Blue Lagoon, sorta in Italia tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta.

Il drink deve il suo celestiale colore alla presenza del Blue Curacao, un liquore a base di scorze di laraha, l’arancia dal distintivo sapore amaro che cresce esclusivamente sull’isola di Curacao.

angelo-azzurro-cocktail-limoneIngredienti:

  • O,75 cl. di Gin
  • 2,25 cl. di Blue Curacao
  • 3 cl. di lime
  • 1 scorza di limone

Preparazione:
Si versano gli ingredienti in uno shaker pieno di ghiaccio, si agita e si mesce il preparato in un calice martini precedentemente raffreddato. Quindi si guarnisce con una scorza di limone.

Articolo di Davide Ramaioli

Daiquiri, il cocktail latino-americano ideato da un marine

daiquiri-cocktail-aperitiviecene

Il Daiquiri è un cocktail caraibico, classificato tra i sour, a base di rum bianco, succo di lime e zucchero di canna. Il gusto acidulo del limone è smorzato dal distillato, e il sapore è rotondo e mondato. Il drink adora essere accompagnato dal pesce. È perfetto con crostacei, pesce al forno, ma anche nelle vesti di marinatura per i gamberoni all’aglio e rum. 

Quand’era in atto la guerra tra Stati Uniti e Spagna, e la nave Maine affondava nel porto dell’Avana, nel 1898, un marine dava vita al Daiquiri. Il soldato della marina statunitense, appena sbarcato, per placare la sete, raggiunse una mescita nei pressi di Santiago di Cuba, a Daiquiri appunto. Qui, rifiutatosi di bere rum bianco liscio, decise di correggerlo con succo di lime e zucchero. Ebbe così origine il celebre cocktail latino-americano.

Il Daiquiri, tra l’altro, è noto per essere stato uno dei drink preferiti dallo scrittore Ernest Hemingway, assieme al mojito (My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita).
È citato altresì nel film Il Nostro Agente all’Avana (1958), tratto dall’omonimo romanzo di Graham Greene; in Improvvisamente l’estate scorsa (film del 1959, diretto da Joseph L. Mankiewicz) da Katharine Hepburn che lo offre a Montgomery Clift; e ne Il Padrino – parte II, quando Fredo lo ordina mentre è a colloquio con il fratello Mike.
Il Daiquiri compare anche nel giallo Assassinio allo specchio di Guy Hamilton, film tratto dal romanzo di Agatha Christie.

Ingredienti

  • 4,5 cl di rum bianco
  • 2 cl di succo di lime fresco
  • 0,5 cl di sciroppo di zucchero

Preparazione
Si inserisce del ghiaccio nello shaker, insieme al rum, al succo di lime e allo sciroppo di zucchero. Si scuote a ritmo di salsa e si versa nella coppetta, filtrando. Si guarnisce con uno spicchio di lime o di limone.

Articolo di Davide Ramaioli

Cocktail Martini, aneddoti e ricetta del leggendario pre-dinner

cocktail-martini-aperitivecene

“Agitato, non mescolato.”

La celebre frase di James Bond si riferisce al Cocktail Martini – il leggendario pre-dinner a base di gin e vermut dry.

Riconosciuto dall’ I.B.A. come “Dry Martini”, il drink non ammette errori: esige dal barista una sensibilità superiore, e dal bevitore l’idoneità a captare ogni iridescenza di gusto. L’alto tenore alcolico, inoltre, restituisce sensazioni decise, percezioni forti: non alla portata di tutti. 

L’invenzione del drink si deve ad un talentuoso barista italiano, Martini, che avrebbe omaggiato con l’omonimo cocktail John D. Rockefeller (imprenditore e filantropo statunitense), nel Knickerbocker Hotel di New York; forse ispirandosi al Martinez – miscela contenente gin e vermut -, forse assecondando eteree intuizioni.

Guarnire la miscela con un’oliva fu un’alzata d’ingegno dettata dalla necessità: finiti gli stuzzichini, il barman originario di Arma di Taggia dovette attingere dalla sua scorta personale di olive per guarnire il drink. Fu un sacrifico per cui ancora oggi rendiamo grazie. 

cocktail-martini-bicchiere-oliva-gin

Ingredienti:

  • 6 cl. di gin
  • 1 cl. di vermut dry
  • 1 oliva verde
  • 1 buccia di limone (alternativa all’oliva)

Preparazione:
Si pone del ghiaccio in una coppetta per raffreddarla. Si colma un mixing glass con ghiaccio, si versano il vermut e il gin, quindi si rimescola. Si getta il ghiaccio dalla coppetta e si versa il cocktail, filtrando. Si prende la scorza di limone e la si strizza sopra la superficie del cocktail, in modo che gli oli essenziali dell’agrume possano profumarlo. Alternativamente si guarnisce con un’oliva verde.

Articolo di Davide Ramaioli