Tequila Sunrise, quando è l’alba del deserto a ispirare un cocktail

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Il Tequila Sunrise — in italiano, “Sole Nascente” — è un long drink a base di tequila bianca, sciroppo d’arancia e sciroppo di granatina. Dissetante e rinfrescante, idealmente estivo, il cocktail suole essere servito come drink di benvenuto nelle località turistiche dei paesi caraibici. Il crepuscolo mattutino, nel momento che segue l’imporporasi del cielo e precede il trionfo del sole, è sapientemente ricreato nei colori del Tequila Sunrise: rosso vivo in un primo strato, d’oro al centro e biondo raggiante in superficie.
Assolutamente da non perdere con: pasta ai quattro formaggi, cheesburger gourmet o shis kebab di agnello.

Arizona settentrionale, fine degli anni ’30. Un turista, ormai di ritorno dal suo viaggio, si presenta all’Arizona Biltmore Hotel assetato, e ancora estasiato da un’esperienza pervasiva: l’alba del deserto, il luminoso profilarsi del Grand Canyon. Così, Gene Sulit, il barista dell’albergo, ispirato dal racconto del cliente, dà vita a una prima versione del Tequila Sunrise, contenente tequila, soda, succo di lime e crème de cassis.
La paternità della ricetta odierna, però, appartiene al giovane barista del ristorante Trident di Sausalito, Robert Lozoff. Questi, insieme al collega Billy Race, modificò il Tequila Sunrise di Sulit sostituendo il lime con il sweet’n’sour e aggiungendo del succo d’arancia. Il successo fu immediato, e sopperire alla grande richiesta divenne un problema: occorse semplificare la ricetta per velocizzare i tempi di preparazione. Nacque allora il vero Tequila Sunrise, nella forma che conosciamo e apprezziamo oggi.

Ingredienti
• 4,5 cl. di tequila
• 9 cl. di succo di arancia
• 1,5 cl. di granatina

Preparazione
Si versano la tequila e il succo d’arancia in un bicchiere Hurricane colmo di ghiaccio in cubetti. Si mescola, quindi si incorpora lo sciroppo di granatina secondo il metodo build, dimodoché la granatina si depositi sul fondo impreziosendo il preparato con l’effetto sunrise. Si guarnisce con una fetta d’arancia e una ciliegina candita.

Articolo di Davide Ramaioli

Whiskey Sour, aneddoti e ricetta dell’inconfondibile pre-dinner statunitense

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Il Whiskey Sour è un cocktail pre-dinner a base di Bourbon Whiskey, succo di limone e zucchero. Il drink è considerato un prodotto tipico statunitense; il Bourbon, d’altronde, è la più pregiata versione americana del whiskey, distillato esclusivamente in sei Stati Americani —Kentucky, California, Illinois, Pennsylvania, Indiana e Georgia —, che devono attenersi ai rigorosi parametri sanciti dalla Federal Standard of Identity for Bourbon.
Il sapore del cocktail è nitido: all’aromatico sentore del whiskey è sapientemente affiancata l’acre freschezza del limone.
Ottimo come aperitivo, ma anche nel dopocena, soprattutto nei mesi estivi. Si consiglia di abbinare piatti sostanziosi, vegetariani o affumicati; nello specifico, salmone in salsa teryiaki, polpette di pesce, braciola di vitello con salsa ai peperoni, maialino in agrodolce.

L’ideazione del cocktail risale al 1872, ed è attribuita a Elliot Subb; costui, difatti — secondo una storia edita nel 1962 dalla Universidad de Cuyo, in Argentina, e citata da un quotidiano peruviano, El Comercio De Iquique — sbarcando nella città di Iquique, miscelò il whiskey con il più caratteristico prodotto locale, il limon de pica. Per altri la ricetta è da attribuirsi a Jerry Thomas, che la incluse nel 1862 nel suo libro “The Bartender’s Guide” chiamandolo Sour.

Ingredienti
• 4,5 cl (1,5 oz) di Bourbon Whiskey
• 3 cl (1 oz) di succo di limone
• 1,5 cl (0,5 oz) di sciroppo zucchero semplice
• 1 ciliegia maraschino
• Mezza fettina d’arancia

Preparazione
Si versano in uno shaker il succo di limone, lo sciroppo di zucchero e il Bourbon Whiskey. Si agita energicamente. Si riempie lo shaker con del ghiaccio, e si agita di nuovo. Quindi, si versa il preparato in un bicchiere old fashioned colmo di ghiaccio. É possibile guarnire con mezza fettina d’arancia e una ciliegia al maraschino. Si serve senza cannuccia.

Articolo di Davide Ramaioli

Black e White Russian, aneddoti e ricetta dei due celebri after dinner

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Il Black e il White Russian sono due cocktail a base di vodka e liquore al caffè, celebri per la dolce saporosità e la vigorosa gradazione alcolica (che raggiunge il 20% vol.). Il primo presenta un gusto virile e deciso, che verte sulle energiche note del caffè; il secondo, in più, si veste di un ciuffo di panna angelico e femmineo, capace di vellutare il sottostante sapore del Black Russian… che ormai è divenuto White. I due drink, considerata la loro delicatezza e amabilità, sono spesso serviti come “dessert”. 

Il White Russian, in particolare, è un cocktail che si adatta a tutte le stagioni. In estate può essere servito ghiacciato, in inverno può divenire un “Russian Coffee”, cugino alla lontana dell’Irish. Il drink, inoltre, è uno dei più famosi della storia del cinema insieme al Martini di James Bond: il White Russian è il preferito di Jeffrey Lebowski, il Drugo de Il Grande Lebowskiun bizzarro e singolare film dei fratelli Coen del 1998.

Entrambi i cocktail sono frutto dell’ingegno di Gustave Tops, barman dell’hotel Metropole di Bruxelles. L’invenzione risale alla fine degli anni Quaranta, quando i drink furono serviti in onore di Pearl Mesta, ambasciatore statunitense in Lussemburgo.  Riguardo il nome: “Black” per il colore del caffè, e “Russian” in onore del famoso distillato di origine russa. 

Ingredienti del Black
• 5,0 cl di vodka;
• 2,0 cl di liquore al caffè (generalmente Kahlua, in alternativa Caffè Borghetti).

Ingredienti del White
• 5,0 cl di vodka;
• 2,0 cl di liquore al caffè;
• panna.

Preparazione del Black
Si versano gli ingredienti in un tumbler piccolo colmo di ghiaccio e si guarnisce con una scorza di limone.

Preparazione del White
Si versano vodka e liquore al caffè in un bicchiere old fashioned ripieno di ghiaccio, quindi si aggiunge panna liquida appena montata (è
preferibile che questa sia lasciata cadere su un cubetto di ghiaccio, in alternativa è consigliato servirsi del dorso di un cucchiaio da bar). Non
si guarnisce, né si mescola il preparato.

Articolo di Davide Ramaioli

White Lady, il cocktail che più di tutti incarna la grazia

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Il White Lady — anche noto come “Dama Bianca” — è un after dinner a base di gin, triple sec e succo di limone. Il cocktail, già al primo sorso, persuade e affascina: al penetrante gusto del gin sono intrecciati i toni aciduli degli agrumi, per un’esperienza sensoriale sublime. La bianca signora, inoltre, riguardo abbinamenti e compagnie, va a nozze con con carni rosse dalle profumate cotture, spezzatini di maiale o cacciagione al ginepro. 

Molti paesi ne rivendicano la paternità. Per la Francia il drink sarebbe stato ideato in onore dell’opera “La Dame invisibile” di Francois-Adrien Boieldieu, per gli Stati Uniti, invece, sarebbe stato dedicato a Ella Fitzgerard, che vestita di bianco cantava “Sophisticated lady”.
La storia più accreditata, però, colloca la nascita del cocktail nel 1919, presso l’Harry’s Bar di Parigi. Qui Harry MacHlhoner, accortosi del malore che investì una sua cliente, miscelò gin, triple sec e succo di limone, così la signora ne bevve e rinvenne; in virtù della bianchezza del suo abito il drink fu battezzato White Lady.

Ingredienti
•  4 cl di gin
•  3 cl di triple sec
•  2 cl di succo di limone appena spremuto

Preparazione
Si riempie di ghiaccio una coppetta da cocktail, per raffreddarla. Quindi si versano gli ingredienti in uno shaker e si agita energicamente. Per
finire, si filtra il preparato nella coppetta da cocktail svuotata del ghiaccio.

Articolo di Davide Ramaioli

Piña Colada, aneddoti e ricetta del cocktail ufficiale di Porto Rico

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“La vita è una faccenda di equilibrio. Il bene e il male, gli alti e i bassi, la piña e la colada.”
(Ellen DeGeneres, tra le più amate comedian americane)

Il Piña Colada è un long drink a base di rum chiaro, crema di cocco e succo d’ananas fresco; dal 1978 è considerato il cocktail ufficiale di Porto Rico. Perché la miscela sia dissetante, dolce e saporosa occorre ananas fresco di prima scelta, e non un casuale succo commerciale. Il drink, d’altronde, si esprime al meglio delle sue potenzialità solo se ricavato da primizie, ponete quindi attenzione alla selezione degli ingredienti.

Una prima leggenda individua nel pirata Riccardo Cofresì l’ideatore della prima versione del Piña Colada. Costui, difatti, sul finire del ‘700, somministrò alla sua ciurma un preparato al rum e all’ananas.
Nel corso degli anni si hanno molti riferimenti a miscele simili, solo il Libro dei Cantineros di Hilario Alonso Sanchez del 1948, però, riporta per la prima volta il cocktail con il nome attuale. Poco più tardi, anche il New York Times, nell’edizione del 16 aprile 1950, come sigillando l’identità del drink, citerà il Piña Colada: «I cocktail delle Indie Occidentali variano dal famoso punch al rum della Martinica alla piña colada di Cuba (rum, ananas e latte di cocco). A Key West ci sono numerosi swizzles al lime e punch, e gli abitanti di Grenada usano noce moscata nei loro drink al rum.»

Ingredienti

  • Ananas 400g (150g pulito)
  • Rum bianco 30g
  • Latte di cocco 30g

Preparazione
Si versano gli ingredienti in un blender e si frulla per alcuni secondi; quindi si inserisce il preparato, senza filtrare, nell’highball o nel tumbler. Per finire, si decora con un ciuffo d’ananas o con una ciliegina al maraschino e due lunghe cannucce.

Articolo di Davide Ramaioli

Margarita, aneddoti e ricetta del cocktail messicano

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Il Margarita è un after dinner a base di tequila classificato tra i sour.  L’ingrediente portante — la tequila, appunto — è un’acquavite messicana ricavata dalla distillazione dell’agave; si beve pura, oppure insieme a un pizzico di sale e una fetta di limone — ecco perché il bicchiere a forma di sombrero, caratteristica inconfondibile del Margarita,  è orlato da una crosticina di sale e il succo di lime non può mancare. 
Il Margarita, noto refrigerio dei palati, si abbina deliziosamente a frittura di ogni genere, nonché a tutta la cucina messicana. In particolare a fajitas di carne, spiedini di gamberi alla paprika e tacos. 
 
Pare che il nome del Margarita derivi da Marjorie King, un’attrice americana dei primi anni del Novecento allergica a qualsiasi alcolico tranne che alla tequila. È facile intuire che il cocktail messicano per antonomasia sia stato ideato in onore della diva. 
 
Varianti alla frutta
Il Margarita sa combinarsi squisitamente anche con succhi di frutta. Ecco alcuni esempi:
  • Con succo di fragola e di limone
  • con succo di pesca e di limone
  • Con succo di banana
  • Con succo di mirtillo e di lime
Ingredienti
• 4.5 cl Tequila
• 1.5 cl Succo di lime fresco
• 2 cucchiaini di nettare di Agave
 
Preparazione
Si pone del ghiaccio in una coppa da Margarita, per raffreddarla. Si toglie il ghiaccio dalla coppetta e con una fetta di lime si bagna metà del bordo del bicchiere. Si immerge il bordo della coppetta nel sale, quindi si scuote per perdere il sale in eccesso. Si inseriscono tutti gli ingredienti in uno shaker e si scuote per alcuni secondi. Per finire, si versa il drink nella coppetta orlata di sale. 
 
Articolo di Davide Ramaioli

Manhattan, aneddoti e ricetta del cocktail più glamour di sempre

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“… Ma dottore, io mangio un sacco di frutta. Metto sempre tre ciliegine in ogni Manhattan!” (Martin Short)

Il Manhattan è un cocktail a base di whisky, vermouth rosso e angostura, solitamente servito come aperitivo. Forse per le ciliegine tentatrici, forse per il colore passionale e la dolce saporosità, il Manhattan è un’ icona glamour dal fascino indiscusso, capace di donare a chiunque lo abbia tra le mani un tocco di charme. 
Il drink richiede abbinamenti sfiziosi e intriganti, quali bocconcini di agnello in crosta di erbe oppure olive nere al forno. In alternativa, anche con un filetto alla griglia con salsa al whisky e funghi si avrebbe un ottimo sposalizio.

La leggenda narra che nel 1870 — presso il Manhattan Club di New York, durante un ricevimento in onore del candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Samuel J.Tilden— venne servito un nuovo cocktail, ideato eccezionalmente dal Dott. Iain Marshall. Il drink fu battezzato Manhattan e in breve tempo, dopo che la nobiltà ne promosse la diffusione, anche l’Europa poté apprezzarlo.

Il Manhattan compare nella serie tv Sex and the city — voluttuosamente sorseggiato dalle quattro protagoniste —, in Will e Grace — altra serie tv degli Stati Uniti —, e nei Simpson, in un episodio che vede Bart improvvisarsi barman.
Sul grande schermo è citato ne Il colore dei soldi di Scorsese e in A qualcuno piace caldo con Marylin Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis, in cui viene usato del Bourbon anziché del Whisky.

Ingredienti

  • 5 cl di Rye Whiskey
  • 2 cl di Vermouth rosso
  • 1 goccia di Angostura

Preparazione
Si miscelano tutti gli ingredienti in un mixing glass già riempito con cubetti di ghiaccio. Quindi si versa il preparato in una coppa da cocktail già raffreddata e si guarnisce con una ciliegina da cocktail.

Articolo di Davide Ramaioli

Mai Tai, aneddoti e ricetta del cocktail polinesiano

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Il Mai Tai è un cocktail a base di rum, curacao e succo di lime.
Vigoroso e potente — per quanto posseduto da una dolcissima sinfonia fruttata —, il drink è associato alla cultura polinesiana. Un solo sorso, e sarete pervasi da energie tropicali, proiettati per azzurri orizzonti marini.

Il Trader Vic’s restaurant di Oakland (California), per taluni, è il solo e unico depositario della ricetta originale del Mai Tai, che risalirebbe al 1944. Per altri, invece, l’invenzione appartiene al locale rivale Don the Beachcomber, e risale al 1933.

“Maita’i” è una parola tahitiana che significa “buono”. Il nome del cocktail tuttavia è reso con due parole, ora unite da un trattino ora con l’iniziale maiuscola. Secondo Victor J. Bergeron del Trader Vic’s, il drink fu servito in onore della visita di alcuni amici provenienti da Tahiti. Una di loro, Carrie Guild, dopo averlo assaggiato esclamò “Maita’i roa ae!” (“molto buono”), da cui il nome.

Per il successo del Mai Tai, fu significativa la comparizione nel film Blue Hawaii, interpretato da Elvis Presley.

Ingredienti:
• 4 cl (8 parti) di rum bianco
• 2 cl (4 parti) di rum scuro
• 1,5 cl (3 parti) di orange curaçao
• 1,5 cl (3 parti) di sciroppo di orzata
• 1 cl (2 parti) di succo di lime fresco

Preparazione
Si agitano nello shaker tutti gli ingredienti e il ghiaccio, ma non il rum scuro. Si versa in un bicchiere Highball, e si aggiunge il rum scuro facendolo stratificare in superficie. Si guarnisce con un vivace ombrellino di carta.

Articolo di Davide Ramaioli

Indossa la maschera: il Carnevale di Viareggio sta arrivando!

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Ogni anno, a febbraio, la felicità ha una precisa dimora: il Carnevale di Viareggio.
Nuvole di coriandoli e stelle filanti invadono la città, mentre il profumo delle frittelle di riso e dei cencetti – i dolci tipici della tradizione – aleggia nell’aria, rendendola fragrante e zuccherosa.
La trepidante attesa per i corsi mascherati è palpabile: solo in quei giorni, infatti, i protagonisti principali di questa kermesse – i carri di cartapesta – escono a sfilare tra la folla, in un tripudio di colori, musica ed entusiasmo.
È Carnevale e a Viareggio tutto è concesso (o quasi!).

manifesto-carnevale-di-viareggio-2018… è Carnevale, frena l’emozione 
appena scorgi questa mia città. 
Non ti sbagliare, 
scendi alla stazione 
dove c’è scritto “Qui felicità” …
DA VIAREGGIO CON AMORE (E. Malfatti)

Una protesta goliardica
È il 1873 quando alcuni ricchi borghesi decidono di mascherarsi per protestare contro le troppe tasse che sono costretti a pagare. Da quel momento, ogni anno, viene organizzata una sfilata mascherata che diviene ben presto un appuntamento irrinunciabile, soprattutto dopo la comparsa dei carri di cartapesta.
Per le feste rionali – quelle organizzate a turno da ogni quartiere durante il mese del Carnevale – bisognerà attendere il 1971, l’anno in cui si svolge la prima festa in Darsena.

“Maghi nati col cuore di cartapesta”
I protagonisti indiscussi del Carnevale di Viareggio sono sicuramente i grandi carri allegorici, che sfilano nei giorni dei corsi mascherati lungo la passeggiata a mare. Maestosi e colorati, su di essi troneggiano le caricature in cartapesta di personaggi di spicco dell’attualità. Grazie a questa tecnica – detta della carta a caldo – promossa su iniziativa di Antonio D’Arliano e di alcuni costruttori, diviene possibile plasmare masse e volumi molto grandi che, in combinazione con la leggerezza delle forme vuote, danno vita a strutture semoventi spettacolari.

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“La mente intelligente”; carro allegorico di Roberto Vannucci (edizione 2003).

La Cittadella
Il cuore del Carnevale di Viareggio è il complesso della Cittadella, la nuova sede di costruzione dei carri mascherati, inaugurata nel 2001 e attualmente il più grande ed importante centro tematico italiano dedicato alle maschere. Costituita da un’enorme piazza ellettica ai cui lati sorgono gli hangar in cui vengono costruiti e conservati i giganteschi carri, la Cittadella è visitabile durante tutto il corso dell’anno, divenendo d’estate anche arena per spettacoli. I più curiosi potranno esplorare il museo e leggere “materialmente” un patrimonio storico, artistico e culturale di oltre un secolo. La novità? Il nuovo spazio espositivo – chiamato Espace Gilbert in onore del grande costruttore scomparso– in cui sono raccolti elementi significativi delle costruzioni allegoriche che hanno sfilato al Carnevale, divisi per aree tematiche: la satira, la fantascienza, la burocrazia, lo spazio per i bambini.

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Burlamacco, la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio

 Il Burlamacco
La maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio nasce nel 1930 ad opera di Umberto Bonetti, pittore e grafico futurista, che la disegna per il manifesto del 1931 in compagnia di Ondina, bagnante simbolo della stagione estiva. Grazie all’immediata popolarità Burlamacco diviene ben presto il logo ante-litteram del Carnevale fino alla definitiva consacrazione, nel 1988, quando entra a far parte del Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma.

Sulla Coppa di Champagne
Il 1921 è una data cruciale nella storia del Carnevale: vengono introdotte le orchestre sui carri e istituito un galà di ballo notturno al Piazzone (il mercato nel centro di Viareggio n.d.r.); inoltre nasce la rivista e, soprattutto, la canzone ufficiale della manifestazione dal titolo “Il Carnevale a Viareggio”, scritta da Sadun e Maffei e da tutti conosciuta come la “Sulla Coppa di Champagne”.

Gli eventi sportivi
Divertimento sfrenato ma anche sport: durante il periodo carnevalesco gli appassionati di calcio potranno godersi con la Coppa Carnevale le prestazioni delle giovani leve calcistiche a livello mondiale, scommettendo su chi sarà il campione del futuro. I fanatici dell’atletica, invece, potranno cimentarsi nella mezza maratona con la Puccini Marathon.

Ci vediamo il 27 gennaio: al triplice colpo di cannone il Carnevale avrà inizio!

Foto credit: Carnevale di Viareggio

Grasshopper, quando sono le cavallette a ispirare un cocktail

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Il Grasshopper è un after dinner composto da due liquori: crème de la menthe e crème de cacao, più la panna. Diffidate di quanti – beffardamente – lo identificano come un sorbetto o un frappé, poiché il Grasshopper è superiore: fresco, vellutato e verdolino, persuade educatamente i palati, offrendo un delicato e piacevole refrigerio. Il drink ama essere degustato da solo, senza concorrenti né accompagnatori.

Grasshopper, in inglese, significa cavalletta; ma non temete: il cocktail non è destinato a insettivori, né riserva sorprese inaspettate. Il nome è dato esclusivamente dalla fantasia del barman che lo ideò. Costui, osservando un prato popolato da questi animaletti saltellanti, si promise di dar vita a un drink altrettanto energico e della stessa colorazione degli insetti. 

Ingredienti

  • 3,0 cl di crema di menta verde
  • 3,0 cl di crema di cacao bianco
  • 3,0 cl di crema di latte

Preparazione
Si inseriscono gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Si agita energicamente per diversi secondi e si serve in una coppetta da
cocktail già raffreddata.

Articolo di Davide Ramaioli